Atteone

In un mondo perfetto

non amiamo sempre quelli che distruggiamo. L’innocente

stai al sicuro, gli dei provvedono, il inaudito offuscamento

di lealtà, amico mio, è un mito malato. Anche in

la mia debolezza sanguinerò, griderò, afferrerò

dai cieli la giustizia che meriti.
Quella mattina mi sono arrabbiato con il fischietto,
un bastone si spezzò, le mie cellule balzarono all’attenzione,
ma tu e i tuoi cani avete trovato un profumo.

Ti ho barcollato, desideroso di una puzza bestiale,
rancido; obbedendo alla maglia rossa di odio e lussuria –
qui, un improvviso tumulto mi ha schiacciato lo stomaco.

Ti avevo avvertito; per anni ti sei fidato della mia guida ironica,
tu, il mio mentore, la mia ancora, mio ​​fratello a cui ho consegnato
la tunica sulla schiena, per la quale ho lottato contro le mie gelosie
il modo in cui Ercole ha lottato contro Python – e quanto valevo?
Sciatto, malaticcio, il riccio che non poteva correre più veloce di una lumaca.

“Lui vede. Lui sa. Ascolto.”

Per te ho deviato dozzine di disastri,
Ti avevo avvertito del lago, delle cascate.
Fu uno sguardo accidentale? Un sondaggio perverso?

Non le importava.
Una prova? No – una metamorfosi sadica, una rovina dispettosa.

un canto di battaglia raccolse vecchie lamentele dalle loro tombe,

li ha inviati in carica, una festa di caccia scheletrica,

lance mirate ai tuoi occhi.

Non noterai – anzi il contrario –

rivivrai. Quando, affiancata dalle sue ninfe ridacchianti, osserva
la luce della tua innocenza dagli occhi da cerbiatta ritorna nel Caos, i tuoi cani
banchettando nell’ignoranza sull’amore delle loro vite, già è annoiata.

Ora, il tuo corpo sepolto, ogni ultimo rigurgito del passato,
è il mio primo segreto. Anche a casa mia, nel mio giardino o nel mio letto,
Sto ancora andando nel panico contro quell’albero, arricciato a faccia in giù, un aspirante
cadavere. Mi hai deluso, mortale distrutto. Ti odio. Bellissimo
e celebrato, non hai mai conosciuto la solitudine. Almeno ho risparmiato

tu quel dolore, l’orrore di non essere niente.